Passioni | Le Piattaforme di Gaming fra Passato, Presente e Futuro

Anche se qui in Airbag Studio non sviluppiamo videogiochi, il gaming è una passione che accompagna buona parte di noi fin dall’infanzia o quasi. Magari adesso penserete al classico stereotipo dell’appassionato di informatica che è anche un accanito gamer, ma al giorno d’oggi il gaming non è più un hobby per soli “nerd”! Lo dimostrano alcuni dati del 2017 dove si stima che i videogiocatori siano 2.2 miliardi in tutto il mondo e che l’industria di settore generi un indotto annuo globale di più di 100 miliardi di dollari.

È innegabile che tra i fattori più importanti per il successo e l’ubiquità dei videogiochi ci siano il numero e la varietà di piattaforme su cui è possibile usufruirne. Noi vogliamo fare un po’ di chiarezza, parlando delle piattaforme disponibili oggi, ma anche gettando un occhio sul loro passato e sul loro futuro.

Il personal computer

Sarebbe difficile iniziare questa lista senza parlare del computer. Fin dai primi anni ‘50, il computer (all’epoca non proprio “personal”!) è stato una parte fondamentale della storia del gaming: non solo i videogiochi sono nati qui, ma è ancora lo strumento con cui la maggior parte di essi viene sviluppata.

Per certi versi sembra quasi impossibile separare il concetto di computer dal concetto di videogame: basti pensare che alcuni dei più grandi avanzamenti nella tecnologia delle schede video, delle schede audio e dei processori che troviamo in ogni computer moderno, sono stati scatenati dall’industria dei videogiochi e dalle esigenze degli stessi gamer.

Oggi il PC è ancora la piattaforma videoludica preferita da molti: la diffusione del sistema operativo Windows e la nascita di negozi digitali come Steam, hanno permesso al computer di diventare la piattaforma più flessibile in assoluto e di restare rilevante anche dopo l’arrivo di console, smartphone e tablet.

Il PC è anche la piattaforma prediletta di molti sviluppatori: i costi di sviluppo ridotti e la facilità di commercializzazione hanno contribuito al boom di una vera e propria scena “indie” negli ultimi anni, che ha prodotto successi eclatanti. L’esempio più lampante è Minecraft, un gioco del 2011 creato del tutto indipendentemente dallo sviluppatore svedese Markus Persson, che ad oggi è il secondo gioco più venduto di sempre dopo Tetris.

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Le console da salotto

Dopo il crollo dell’industria videoludica americana del 1983 e la fine del dominio di Atari sul mercato, sembrava impossibile immaginare una piattaforma alternativa al computer per i videogiochi. La sfiducia verso l’idea di console era tale che quando nel 1985 l’azienda giapponese Nintendo decise di lanciare il suo “Famicom” negli Stati Uniti, evitò ogni riferimento alla parola “console” nella pubblicità. Il nome scelto per il lancio su territorio americano fu “Nintendo Entertainment System”, abbreviato “NES”: non più una console, ma un “sistema di intrattenimento”.La scelta si rivelò azzeccata, e il NES vanta oggi il merito di aver completamente rivitalizzato l’industria videoludica a livello mondiale e di aver spianato la strada a successi come la PlayStation e il Wii.

“Sistema di intrattenimento” è effettivamente un’ottima descrizione anche per le console moderne. Oggi i principali player del settore, Sony con la sua PlayStation 4, e Microsoft con la sua XBox One, offrono dei prodotti che, abbinati alla semplice TV di casa, non solo permettono di giocare ai videogame, ma anche di riprodurre film e musica, navigare sul web e accedere a servizi di streaming.

Le console attualmente sul mercato sono così simili in termini di prezzo, prestazioni e funzionalità, che l’unico vero fattore determinante per la scelta dell’una o dell’altra è il catalogo di videogiochi: ognuna infatti può avere giochi esclusivi, spesso interamente o in parte finanziati dalla casa produttrice della console stessa, con budget che farebbero impallidire i più grandi blockbuster hollywoodiani. In caso di successo, il guadagno non è da meno: Grand Theft Auto V, rilasciato su console nel 2013 con due anni di anticipo rispetto alla versione PC, e con un budget stimato di circa 265 milioni di dollari, è oggi il terzo gioco più venduto di sempre (nonché indubbiamente uno dei più controversi). Insieme alla sua versione online, Grand Theft Auto Online, ha portato il valore stimato della serie a circa 8 miliardi di dollari.

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Le console portatili

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Con la rinascita del settore nella seconda metà degli anni ‘80 grazie al successo del NES, si aprì la possibilità di rilanciare l’idea di console portatile: vi erano stati esperimenti in passato, ma nulla che offrisse una valida alternativa ai più potenti PC e alle console “casalinghe”.

Il lancio del Nintendo Game Boy nel 1989 portò un’altra ventata di vitalità e innovazione per l’industria videoludica, vendendo quasi 120 milioni di unità tra il 1989 e il 2003 e incoronando Nintendo come regina del gaming portatile.

Questo monopolio quasi indiscusso ha permesso a Nintendo di sperimentare ulteriormente negli anni a seguire, che hanno visto alcune delle idee più sorprendenti prendere forma nei vari successori del Game Boy: doppi schermi, touch screen, 3d senza occhialini, sensori di movimento e tanto altro. Il Nintendo DS, lanciato nel 2004, ha venduto più di 150 milioni di unità.

Sebbene la categoria delle console portatili sia stata probabilmente quella che più ha contribuito al “mobile gaming” che conosciamo oggi grazie ai nostri smartphone, ne è stata anche quella maggiormente colpita. La maggiore accessibilità di cellulari e tablet ha messo in secondo piano le console portatili: il contemporaneo Nintendo 3DS ha venduto circa 75 milioni di unità, mentre la sua diretta concorrente, la Sony PlayStation Vita, ne ha vendute appena 16 milioni.

Smartphone e tablet

La piattaforma “mobile”, che in quanto sviluppatori di app sentiamo molto vicina alla nostra realtà, è una delle più giovani ma anche la più lucrativa, superando di gran lunga console e computer in termini di ricavi.

Benché quasi tutti ricordiamo le partite a Snake su Nokia 3310 a fine anni ‘90, il boom del mobile gaming non è iniziato fino a svariati anni dopo, nel 2008, quando Apple ha aperto le porte del suo App Store dando a tutti i possessori di iPhone la possibilità di scaricare e installare videogiochi sul proprio telefono con estrema facilità e, così facendo, cambiando radicalmente la direzione di un’intera industria.

Oggi il settore del mobile gaming procede nella sua crescita continua e inarrestabile, e ormai anche i colossi del gaming tradizionale, come Nintendo, Sony e Microsoft, offrono giochi e applicazioni su iOS e Android.

Le console ibride

Chi si tiene informato sul mondo dei videogiochi avrà notato che non abbiamo parlato di un importante nuovo arrivato unico nel suo genere. Non ci siamo dimenticati: la verità è che questa console ci piace così tanto (siamo già a quota 3 in ufficio!) che abbiamo voluto dedicarle una sezione a parte.

Ovviamente ci riferiamo al Nintendo Switch: la console di Nintendo lanciata nel 2017, che permette di giocare sia in modalità portatile che in modalità “fissa” collegata alla TV, e di passare dall’una all’altra modalità senza alcuna difficoltà. Lo Switch si è rivelato l’ennesimo successo inaspettato per Nintendo, vendendo quasi 20 milioni di unità in poco più di un anno e mettendo di nuovo in discussione gli equilibri dell’industria videoludica.

Una delle cose che ci piace di più di questa console è che il suo design modulare non è solo una soluzione intelligente per gestire l’intercambiabilità tra portatile e fisso, ma in alcuni casi diventa anche parte del gioco stesso: i kit “Nintendo Labo” sono composti da dei pezzi di cartone e altro materiale da bricolage che possono essere assemblati insieme ai vari componenti dello Switch per creare strumenti di gioco interattivi completamente nuovi come canne da pesca, pianoforti, manubri e robottoni!

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La realtà virtuale

Negli ultimi anni, una delle tecnologie più discusse nell’universo del gaming è la realtà virtuale. Esistono già diversi visori in commercio che permettono di muovere i primi passi verso la realtà virtuale: ad esempio l’Oculus Rift di Facebook, la PSVR di Sony, e il Daydream di Google.

Alcuni di questi visori si collegano ad un PC, altri a una console, mentre altri ancora sono del tutto portatili e sfruttano la potenza di calcolo e gli schermi dei nostri smartphone.

Il visore HTC Vive, creato da Valve e HTC, utilizza anche un sofisticato sistema di sensori a infrarossi, telecamere e controller per tracciare i movimenti del giocatore nello spazio e tradurli in comandi nel mondo di gioco, offrendo così un’esperienza ancora più coinvolgente.

Nonostante l’ampia scelta e disponibilità, non è ancora chiaro quanto davvero questa tecnologia possa influenzare il settore videoludico nel breve termine: i visori sono tuttora abbastanza costosi, e non esiste attualmente una “killer application” per la realtà virtuale che porti i consumatori ad un’adozione di massa. Di certo però non è una tecnologia che interessa solo il gaming, ed è già impiegata in settori come quello medico e quello militare come strumento di esercitazione e addestramento.

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Conclusioni

Come abbiamo visto, le piattaforme disponibili oggi per il gioco sono davvero tante: chi vuole avvicinarsi al mondo del gaming potrà pensare che sia difficile scegliere da dove e con cosa iniziare. La verità è che ormai, è sufficiente tirar fuori il telefono dalla tasca!

Noi di Airbag sappiamo quanto questa accessibilità e immediatezza siano importanti al giorno d’oggi, ed è anche per questo che sviluppiamo app. Ciò che non possiamo sapere è quando arriverà il prossimo “NES” o il prossimo “App Store” a sconvolgere di nuovo il volto dell’industria dei videogiochi, ma siamo certi che seguire questa evoluzione, che sia come gamer, come informatici o come appassionati, sarà divertente ed emozionante. Dopotutto, alla base c’è uno degli istinti più umani e naturali: giocare.