Visual Thinking in azienda. Ovvero l’arte di comunicare

Nel corso di questo articolo parleremo di Visual Thinking, spiegando cos’è e condividendo diversi spunti su questa pratica, che è davvero molto apprezzata negli ambienti più innovativi e disruptive. Come ti abbiamo già anticipato, il nostro blog si è rinnovato e inizia oggi la rassegna di approfondimenti dedicati ai professionisti di tutte le età e di tutti i settori.

Prima di partire con la spiegazione dettagliata di questa pratica, vorremmo dedicare un piccolo paragrafo introduttivo ai temi che andremo a trattare in questo primo approfondimento. Troverai una prima parte dedicata alla comunicazione così come la intendiamo noi qui in Airbag Studio (il che ti permetterà immediatamente di indovinare la nostra filosofia aziendale). Dopo quella doverosa premessa, passeremo a descrivere cos’è il Visual Thinking, come può esserci utile in azienda, durante riunioni, call o seminari formativi. Infine ti offriremo un prima pacchetto di spunti ed esperienze che abbiamo selezionato per te. Man mano che proseguiremo su questo tema, si arricchiranno anche i casi da presentarti.

Come avrai capito, si tratta di un tema particolarmente ampio che abbiamo deciso di dividere in più articoli e quello che stai leggendo è il primo della serie.

Prima di partire: cos’è per noi la ‘buona comunicazione’

La comunicazione è uno di quei temi “evergreen” su cui molti si esprimono e continueranno ad esprimersi ad oltranza. Alla base di questo interesse, però, si cela sempre più spesso la voglia di utilizzare la comunicazione per fini di autoreferenzialità. In base alla nostra esperienza, la buona comunicazione è quella che parte dall’ascolto dell’altro e che ci permette di rispondere a domande come: cosa vuole il cliente? Cosa sta cercando di dirmi? Quali sono le sue priorità?  Per noi, insomma, “recepire” viene prima di “trasmettere”. Ma non è detto che ciò debba valere per tutti, semplicemente questa è la via giusta per noi.

Immaginate di essere in riunione col vostro cliente più importante: tante informazioni, il peso della settimana sulle spalle, poco tempo a disposizione da dover gestire in maniera efficace per evitare fraintendimenti e lavoro a vuoto.  In situazioni come questa, in cui cioè la comunicazione è molto complessa e densa di contenuti, “recepire” diventa problematico,  “comprendere” quasi impossibile.

Questo accade perché, nella realtà di tutti i giorni, la comunicazione non si limita affatto alle semplici funzioni di emissione e ricezione, ma diventa efficace solo quando questo scambio produce comprensione. Per una serie di motivi, al contrario, una divergenza a livello di codici comunicativi può creare una barriera fra emittente e ricevente addirittura invalicabile. L’effetto delle interazioni inefficaci è lo stallo: il mostro a tre teste con cui tutti almeno una volta abbiamo dovuto scontrarci (i.e.:“a che punto eravamo rimasti l’ultima volta?” e via a ricominciar da capo).

In determinate situazioni alcune pratiche possono aiutarci ad andare dritti al punto, migliorare la comprensione reciproca e gestire le divagazioni, poco significative ai fini del nostro lavoro ma comunque importanti essendo coinvolti non automi, ma Persone e Relazioni.

Ritorno al primordiale!

Una pratica “salvavita” in queste situazioni è proprio il Visual Thinking che attraverso delle rappresentazioni visuali permette di comunicare qualsiasi contenuto in maniera molto rapida e funzionale.

L’atto del rappresentare graficamente i concetti  -già agli albori della storia dell’uomo- serviva a tradurre il flusso della lingua parlata in qualcosa di concreto e tangibile. Il testo scritto si lega infatti all’analisi e alla riflessione, il testo parlato alla sfera delle emozioni. Proprio al fine di fissare i concetti, oltre alla scrittura fonetica (cioè la trascrizione dei suoni della lingua parlata) esiste da sempre anche un altro tipo di scrittura, quella ideografica, basata su segni e disegni con un valore totalmente visivo (pensa ai geroglifici degli egizi, o…agli emoticon!).

Ne deduciamo che per trarre il massimo da un meeting con un cliente, fornitore o con un membro del team, la comunicazione dovrebbe mantenere i suoi tratti “primordiali”, cioè restare semplice, diretta e concreta e allo stesso allontanandosi il più possibile da ogni carattere piatto e convenzionale.
Proprio lavorando  attraverso i disegni, che sono tangibili e allo stesso tempo molto creativi, è possibile organizzare le idee, prendere appunti più efficacemente. Questi disegni utilizzano uno schema più immediato e dunque aumentano il coinvolgimento e l’efficacia comunicativa.

Segni e disegni possono restare custoditi nel nostro taccuino o nella nostra app, o persino essere rielaborati su una lavagna che permette di concentrarsi visivamente sulla stesso “canovaccio mentale”, avendo sotto gli occhi l’intero sviluppo della riunione.

Come avrai intuito, il Visual Thinking è un vero e proprio mindset. Offre, infatti, un’occasione preziosa per confrontarsi immediatamente sugli output della riunione, insieme alle persone con cui li abbiamo immaginati.

Esperienze da condividere: Visual Recording e Great Meeting Notebook

Visual ThinkingCi sono spazi nuovi e vasti nei territori del Visual Thinking ancora da esplorare, alcuni estremamente interessanti, come ad esempio il Visual Recording: una tecnica spesso utilizzata per spiegare nuovi prodotti o per il marketing interno. I “facilitatori grafici” che adottano questa tecnica sono professionisti capaci di sintetizzare graficamente i concetti nel momento in cui vengono espressi e facilitarne la memorizzazione. La tecnica più comune rimane la classica lavagna bianca che il facilitatore riempie man mano di disegni e concetti: oltre ad aiutare la comprensione, i disegni aumentano il coinvolgimento emotivo dei partecipanti.

Visual Thinking

Sul tema del prendere appunti in maniera innovativa, interessante è anche il Great meeting notebook, un’idea della nostra amica Silvia Toffolon nata con una campagna su Kickstarter. Si tratta di un taccuino (in carta) che aiuta l’utente a prendere appunti, guidandolo nella trascrizione dei concetti significativi. Il taccuino è prestrutturato, cioè contiene già al suo interno la struttura dentro alla quale inserire i nostri appunti. Questo prodotto è ovviamente frutto dell’esperienza dell’ideatrice nell’ambito della facilitazione.

Altri tool nel prossimo articolo! #StayTuned